sabato 28 febbraio 2009

Europa della … strategia burocratica.

Romeo Lucioni – Antonio Nava

Prima è stata “L’unione del carbone e dell’acciaio”, poi venne “Euratom”, infine e finalmente “Unione Europea”, la CEE, la moneta unica, il Trattato di Maastricht, la “Costituzione Europea” (ancora in via di approvazione).
Sembra un bollettino strategico per arrivare ad una “Super-Potenza” federale e formata dai popoli liberi che scelgono il loro destino comune.
La realtà deve però essere proprio un’altra se nel momento cruciale della stesura e della ratifica di una “Costituzione per tutti”, che mira a dare compimento al “progetto”, cominciano i “distinguo” e i voti contrari.
Ci fanno vedere che l’aver attivato “l’Europa Economica” ha salvato tutti i paesi membri dalla bancarotta , dalla crisi economica e sociale, ma … si sta verificando proprio il contrario.
- La moneta unica ha portato indubbi vantaggi, ma, come era stato previsto (vedi le previsioni del Dott. Zunino), a costo di enormi sacrifici per le popolazioni (e soprattutto per l’Italia soffocata da un debito enorme, più alto dello stesso PIL e quasi impossibile da ridurre);
- il libero scambio è sicuramente un grandissimo vantaggio, ma non si è tenuto conto della concorrenza a ondate successive dei Paesi Orientali che, con le loro politiche economico-strategiche, hanno messo in crisi tutto il sistema commerciale e produttivo, senza per questo ricorrere ai dazi per tutelare una economia che è in sofferenza di competitività;
- il libero scambio e la competitività si tutelano con l’innovazione tecnologica, frutto della ricerca, capace di condurre all’impiego industriale attraverso una elevata capacità di ingegnerizzazione.
- il libero scambio di mano d’opera si è dimostrato un miraggio e ultimamente fortemente contrastato anche perché l’Europa intera è sconvolta dall’invasione che viene dai paesi extracomunitari;
- anche lo scambio tra i cittadini dei diversi Paesi CEE si stanno dimostrando un vero “problema” per le profonde differenze culturali, delle tradizioni, oltre che per le modalità relazionali fra i gruppi di immigrazione ed i cittadine locali;
- le responsabilità del “capitale” industriale che, nella stessa Europa, retribuisce con salari fortemente diversi, lavoratori che svolgono le stesse mansioni, facendo distinzione di etnia. E senza che questo riduca il costo dei beni prodotti;
- una concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi e diffusione di stati di disagio nel sociale che ricadono sui costi di tutti;
- le sperequazioni economiche, le diversità strutturali dei sistemi economico-sociali non sono state per nulla appianate e si stanno profilando come un problema insolubile, perché nessuno ha intenzione di cedere qualcosa dei propri privilegi;
- le scelte ideologicamente imposte per la costruzione di un modello di politica globale, per la quale i cittadini sono obbligati a dare perché lo Stato-burocratico si fregi di una etichetta gloriosamente altruistica e spinta verso gli aiuti ai cosiddetti paesi poveri (nella URSS i cittadini dovevano vivere male per permettere allo Stato di aiutare per es Cuba), anche quando queste risorse vanno a foraggiare personaggi poco scrupolosi se non addirittura immorali.

Forse tutti questi erano problemi previsti e, quindi, sulla carta hanno ricevuto l’attenzione e lo studio adeguato, ma … bisogna vedere quali siano stati i principi, le linee guida che sono state adottate insieme alla traccia dello specifico sistema politico instaurato.
L’idea prevalente per superare le questioni sembra sia stata quella più logica di una forte e spesso feroce burocratizzazione.
I burocrati-funzionari dell’Europa-Unita, sono tutti certi delle scelte programmate e verificate teoricamente a tavolino: basta immettere regole su regole, sempre più dettagliate e minacciose ed il gioco è fatto.
Naturalmente questo sistema poteva portare malcontento (come si è puntualmente verificato), ma il problema è stato subito superato assegnando ai burocrati ed alla burocrazia uno strapotere di fatto: nessuno dei Paesi membri può andare contro le regole imposte dal “Consiglio.”….., neppure lo stesso “Parlamento”, ridotto a semplice organo di ratifica.
Che il “sistema” non potesse funzionare era chiaro a tutti, meno ai burocrati che hanno imposto delle regole che mantengono divisa l’intera Europa.
Il malcontento ha portato a non poter ratificare il progetto di Costituzione, a non riuscire ad esprimere una politica estera unanime, ad essere ben lungi da aver ottenuto un comune “politica della difesa” (in realtà tutto è stato assegnato alla “forza protettrice dell’America”, alleato pericoloso ma prodigo; impositivo ma di larghe vedute per quel senso di sicurezza congenita che deriva da un senso di superiorità etico-morale).

Che il sistema non potesse funzionare era anche implicito nelle pastoie che bloccano totalmente le potenzialità della ONU che è ormai diventata un enorme e costosissimo carrozzone (del resto come la FAO) auto-referenziale ed incapace di imporre delle precise linee guida di elevato contenuto etico e morale, tanto che, dopo più di 50 anni, (ci sono ancora Paesi membri che non hanno rinunciato alla pena di morte ed alla tortura) non si sono potute risolvere le controversi territoriali anche assurde e senza una giustificazione logica (vedi per esempio il problema delle isole Malvinas e di Gibilterra).

venerdì 20 febbraio 2009

La certezza del diritto

Per anni sono andate in giro per il Paese battute di vario gusto a proposito dell’esistenza in vita in Italia di leggi vecchissime, risalenti ancora al periodo del Regno. Quindi già la creazione di un dicastero per la semplificazione era stata vista come un atto dovuto, necessario per mettere ordine in un corpus juris ormai diventato assolutamente farraginoso e – per sua stessa natura – non direttamente fruibile da parte dei cittadini: troppo complicato riuscire a star dietro ai numerosissimi atti di modifica o di abrogazione parziale, di modificazione, etc relativi a queste leggi.
Di fronte al famoso adagio “ignorantia legis non excusat” era ovvio domandarsi come fare fronte ad una situazione insostenibile come la nostra: con tutta la buona volontà il cittadino comune, che non è necessariamente laureato in giurisprudenza, di fronte a qualsiasi atto ormai si trovava nell’impossibilità di essere certo a proposito delle norme applicabili. Situazione, questa, divenuta effettivamente intollerabile.
Perciò l’intero MCPE plaude alla conversione in legge del decreto proposto dal Ministro Calderoli, che finalmente cancella per sempre circa 29 mila leggi emanate tra il 1861 e il 1947.
Ma quello che a noi piace ancora di più è la creazione di “Normattiva”, una banca dati a disposizione di tutti, a titolo gratuito, che costituisce la memoria degli atti normativi effettivamente in vigore. Questo utilizzo dell’informatica è un esempio intelligente e sicuramente cost-effective, al di là del necessario investimento iniziale.
Giorni fa, durante una discussione a proposito dell’applicazione delle leggi in Italia, uno dei miei interlocutori sottolineava che il nostro problema sta nel fatto che l’applicazione del diritto posi sulla sua interpretazione, e quest’ultima sia causa di un’incertezza non eliminabile.
Personalmente riteniamo che l’interpretazione debba continuare ad essere annoverata tra gli strumenti che concorrono alla corretta applicazione delle leggi, ma che nello Stato la certezza del diritto deve necessariamente partire dal sapere – tutti noi – quali sono le leggi effettivamente vigenti.
Il prossimo passo, per la costruzione di uno stato di concezione moderna e più vicino ai propri cittadini e residenti, sarà quello di sradicare un privilegio di casta, per cui i magistrati che, in applicazione della legge, abbiano avallato provvedimenti palesemente sbagliati (vedi ad esempio quello che ha rimesso in circolazione uno dei due stupratori rumeni della Caffarella, che era stato inizialmente espulso dal nostro Paese) paghino per i loro errori.

Alessandro Bertirotti
Presidente Movimento Civico per il Progresso Europeo
19 febbraio 2009